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Smodati - Adesso che ti ho perso - Milano Reietta Rec. - CD rec (lim. 100 copies)

Esce per questa neonata etichetta discografica dedita a sonorità streetpunk e powerpop il terzo disco degli Smodati. Oramai postumo, visto che la band si è sciolta parecchi anni orsono e con una serie di canzoni, per la precisione 23, tratte da vecchi demo o masters che i "Ragazzi Gloriosi" non hanno inciso o, se lo hanno fatto, sono difficili da reperire. ma prima di parlare del disco diamo una rapida storia di chi sono stati: Gli Smodati: band dedita al power pop di ispirazione mod/punk britannica. Da Milano, con la passione per lo stile e la cultura mod, i Sixties, il british pop. Hanno all’attivo diverse produzioni underground (EP in vinile, CD, album e partecipazione a compilation italiane ed internazionali) ed hanno calcato palchi italiani ed europei (Spagna, Repubblica Ceca, Ungheria edInghilterra). Suonano una personale versione di power pop/mod ’79, italiano nei testi ma con l’orecchio volto ai suoni d’Oltremanica. Importante la partecipazione, prima ed unica band italiana, al Camber Sands Scooter Rally 2009 e 2010 (3-6 luglio 2009 e 2010, Camber Sands, East Sussex, England), dove hanno suonato con storiche band britanniche come Purple Hearts, Moment, Lambrettas. Con questo ultimo lavoro ci lasciano l'ultima testimonianza di un suono che rimarrà indelebile nel tempo e sarà sempre riprodotto da tutte le bands che nascono in periferie metropolitane, con la voglia di emergere e di esprimere il proprio disappunto per la società in cui vivono criticandola apertamente attraverso i testi delle loro canzoni. beh, diciamo che nel caso degli Smodati, i temi ricorrenti sono stati più uno spaccato della loro vita raccontata attraverso delusioni amorose, weekends "a tutta birra" delineando il loro stile di vita mod/powerpop.

Scasso  03/05/2019


Art School - Oxford Stones - Family Spree Rec. - LP

Dopo un distacco di quasi 20 anni dal loro primo "lavoro discografico" in cui questa band esplodeva con un suono powerpop per non dire mod revival 79, ora gli Art School tornano con un nuovo disco ed un suono completamente rinnovato: più pop/folk e cantautorale. Sono 13 canzoni con un suono molto Manchester per dirla tutta quindi un appiglio piu indie; i cui testi trattano quasi sempre tematiche personali o per meglio dire introspettive oppure punti di vista sul panorama. Oramai della vecchia formazione che era un trio è rimasto solo il buon Jordi Petit alla chitarra ritmica o acustica che dopo il suo peregrinare tra Murcia e la Catalonia ha concepito questo nuovo bellissimo e freschissimo LP a Barcellona registrandolo ai Railroad Track di Molins de Rei. Nel comporre la sua "Opera sonor" si è avvalso dell'esperienza di musicisti quali: Sergio Bastel al Basso, Carlos Campoy all'organo Hammond, Josep Pons alla batteria, Joan Calduch alla chitarra ed alle percussioni ed infine Jordi Montero al violino ed alla viola, che hanno apportato un notevole progresso e svecchiamento del suono originario dei vecchi Art School, facendogli fare un balzo avanti in maniera veramente magistrale. Personalmente consiglio il suono a chi è amante dei suoni Mod che guardano all'indie U.K. e vedrete che ne rimarrete positivamente impressionati.

Scasso  19/04/2019


Paul "Smiler" Anderson - MODART music and graphics, fashion and art, mod design, from the 1950's to 1990's - Omnibus Press - Libro

Esaminando e illustrando la scena artistica che circonda la nascita del Modernismo e la sua simultanea ascesa tra la fiorente scena Mod della classe operaia degli anni '60, il libro di Paul Anderson è il lavoro definitivo sulla cultura visiva del Modernismo. Con interviste di artisti chiave, membri della scena ed una ricca comprensione di come si formò la collisione tra arte di alto livello e cultura di massa, l'opera si rivolge agli appassionati di storia, musica, moda e arte. Splendidamente illustrato con un tesoro di centinaia di fotografie a colori di immagini famose, riscoperte e rare dell'epoca, il libro sarà letto e riletto per gli anni a venire. Paul Anderson, che precedentemente ha scritto anche "Mods: The New Religion", è stato uno dei migliori scrittori che parlano di questo argomento ed è stato considerato dalla critica un lavoro molto dettagliato che ha ben delineato la nostra sottocultura. Paul "Smiler" Anderson si innamorò del Modernismo nel 1979. Dagli anni '80 è stato coinvolto nell'organizzazione di numerosi eventi Mod, pubblicando fanzine ed organizzando come DJ serate in 60's/Mod clubs. E' stato anche co-curatore della più grande mostra sui Mods originali degli anni Sessanta, ed ha scritto molti articoli in riviste e relazionato su molti retro copertina in compilations di dischi che trattavano di musica Soul ed R'n'B.

Scasso  13/02/2019


The Creation - Creation Theory - Edsel Rec. - Cofanetto CD/Cofanetto LP

La recente dipartita di Bob Garner dovrebbe aver definitivamente fugato ogni probabilità di un’ennesima reunion, cosicché Creation Theory, lo splendido cofanetto piovutomi a casa direttamente dalle officine Edsel ha tutta l’aria del documento definitivo dei Creation, splendida creatura dell’epoca Mod/freakbeat inglese autrice di una manciata di singoli e di un unico album parecchi dei quali stampati all’epoca solo in Germania e di due tardivi “rientri in scena” che non ne avrebbero scalfito il mito ma neppure rinverdito i fasti. I Creation così come li conosciamo noi nascono ufficialmente nell’aprile del 1966, quando il manager Tony Stratton-Smith impone alla band un repentino cambio di bassista, un nome più moderno ed evocativo e un look in linea con l’eleganza ribelle dei mods. Fino a quel momento i Creation non sono altro che una delle tante band che suona sei giorni su sette per i locali di Londra portando a spasso un piccolo repertorio di canzoni americane. Si chiamano Mark Four e fra un concerto e l’altro hanno il tempo per registrare quattro singoli e pubblicarli su tre etichette come Mercury, Decca e Fontana. Risibili i primi due, già più interessanti i rimanenti man mano che la band decide di abbandonare le cover per dedicarsi ad un repertorio autoctono e di lanciare i primi “flash purpurei” per i quali diventeranno famosi e che sono dovuti all’estroso stile chitarristico di Eddie Phillips. Il cambio di rotta obbligato da Strat impone però una rapidissima sterzata, sicchè quando nel Giugno del ’66 viene pubblicato il singolo Making Time/Try and Stop Me i Creation sono davvero una band dal suono esplosivo. L’uso creativo del feedback e dell’archetto per violino strofinato sulle corde della chitarra fa di Making Time un pezzo dal fortissimo impatto, esasperato dalla produzione sapiente di Shel Talmy, l’uomo che ha acceso di furia pre-punk canzoni come You Really Got Me, My Generation, All Day and All of the Night, I Can’t Explain. È una canzone dal piglio ribelle, selvaggio, recalcitrante e indisciplinato quanto basta per piacere ai giovani. E i giovani sono il mercato. Strat aveva visto giusto. La replica non tarda ad arrivare e a ottobre il secondo singolo supera in arroganza e bellezza quanto fatto quattro mesi prima. Painter Man sfrutta gli stessi trucchi di Making Time, con Eddie Phillips che manovra l’archetto come fosse uno scudiscio sulla carne di un cavallo imbizzarrito mentre Biff, Bang, Pow è una corsa a ostacoli tra le allora celebri scritte onomatopeiche dei classici telefilm di Batman colorata da un piano boogie e sorretto da una ritmica implacabile. Le cose tuttavia precipitano a gran velocità, nel microcosmo dei Creation. Stratton-Smith e Kenny Pickett lasciano la band uno dopo l’altro costringendo il bassista Bob Garner ad assumere le veci di cantante e a cercare fortuna in Germania dove tirano su alla bell’e meglio, con qualche cover un po’ sciapa di pezzi altrui, il loro unico album. Lo stile del gruppo a quel punto si adatta al timbro soul di Bob producendo canzoni come If I Stay Too Long e Cool Jerk prima di impennarsi sulla pista del montante fenomeno psichedelico con pezzoni come How Does It Feel to Feel e Through My Eyes. La produzione prosegue per tutto il 1968 con continue defezioni ed ingressi (tra cui anche, per un paio di singoli, il futuro Rolling Stone Ron Wood) prima di arrestarsi del tutto. O quasi. Perché quasi due decenni dopo, i Creation serrano le fila reclutando Mick Avory dei Kinks per realizzare un modesto album tronituonante di fiati, tastiere e ritmi da FM che manco la Electric Light Orchestra utilizzerebbe. Talmente brutto o comunque talmente fuori dai “canoni” Creation da venire stampato solo nel 2004. Il rientro in scena ufficiale è invece del 1994, con la vecchia line-up ormai riappacificata e un nuovo contratto con l’etichetta fondata da Alan McGee ispirandosi proprio a loro nella scelta del nome e in parte dei contenuti. L’idea iniziale, ovvero quella di pubblicare un solo singolo che abbia per titolo lo stesso della band e dell’etichetta non solo viene realizzata (e pubblicata infatti col curioso titolo Creation by Creation for Creation) ma superata in corsa dalla registrazione di un intero nuovo album dal titolo Power Surge. A curarne la produzione è lo stesso Alan McGee, gasatissimo dall’idea di avere fra le mani i suoi idoli di sempre, ma il risultato ovviamente non è che un pallidissimo riflesso dei Creation di trent’anni prima e di canzoni memorabili, neppure l’ombra. La corposissima sezione audio di questo cofanetto raccoglie ovviamente tutti e tre gli album e i singoli della formazione, compresi quelli nel primitivo assetto dei Mark Four anche se la vera novità è costruita dalle riedizioni in stereo che occupano buona parte del secondo disco (comunque identiche a quelle uscite in simultanea sull’antologia Action Painting pubblicata dalla Numero Group). Il DVD che occupa il quinto disco mette invece assieme le storiche apparizioni al Beat Beat Beat che avevano contribuito in maniera determinante al successo della band nel circuito tedesco e due concerti al Mean Fiddler di Londra del ’93 e del ’95 ma anche qui la cosa veramente inedita è una recentissima intervista a Eddie Phillips registrata nel Marzo del 2017 proprio come commento al contenuto del cofanetto. L’intera “teoria sulla Creazione” dunque. Fino all’estinzione.

Scasso  08/02/2019


The Action - Shadows and Reflections (the complete recordings 1964/66) - Cherry Red Rec. - Cofanetto 4 CD

Bisogna dire una cosa dei Mods originali, non tutti amavano andare a vedere concerti di loro coetanei che facevano covers dei cantanti di soul, rhythm'n'blues o jazz. In realtà possiamo dire che gli Action siano stati creati nel modo giusto per scalare le classifiche di quei tempi - in Reg King avevano un grande cantante Soul, tra i migliori del Regno Unito insieme a Steve Marriott. I musicisti, Alan "Bam" King e Pete Watson sulle chitarre e una sezione ritmica composta da Roger Powell e Mike "Ace" Evans, erano molto abili nell'emulare i più recenti suoni dance dall'altra parte della barricata con un punch Mod aggiunto. Certo, anche loro impersonavano davvero la parte, cool ma con una strana aria selvaggia. Nonostante una parentesi con la Parlophone e con il produttore dei Fabs George Martin e Abbey Road a loro disposizione, non sono mai riusciti a fare un salto in classifica. Niente a che vedere con la qualità dei loro sforzi, quel colpo non sarebbe venuto. Per quanto riguarda i Mods, forse quello che è abbastanza strano ha funzionato a loro favore, mantenendo la band come Ace face sulla scena. Parte del motivo per cui gli Action potrebbero non aver turbato la classifica è che si basavano piuttosto sulle versioni di copertina. Dei cinque singoli pubblicati da Parlophone (un EP solo francese è stato rilasciato nel 1967), solo Never Ever è stato auto-firmato. È una melodia raffinata e ci si chiede perché non abbiano avuto la testa per scrivere di più, ma molte band del tempo hanno puntato su una canzone familiare degli Stati Uniti per stabilirle inizialmente un feeling con il loro pubblico. Semplicemente tutto ciò non è successo negli Action. Erano comunque grandi interpreti delle canzoni, in particolare la loro versione straordinaria di: "I'll Keep Holding On" delle Marvelettes, un vero classico. La prima parte di questa collezione presenta gli Action nella loro fase Mod Soul in piena regola. Tutti i singoli includono i due lati, con il debutto della bella: "Land Of One Thousand Dances" una versione molto vivace con alcuni bei riffs di chitarra (in realtà i chitarristi Bam King e Pete Watson sono spesso una gioia trascurata nelle prime registrazioni degli Action) e mai più in realtà sarebbe stato un successo - suonare la chitarra era come guidare il vero pop sound nella band - avevano molto carisma. L'ultimo singolo: "Shadows And Reflections" ha dimostrato che potevano essere tagliati durante la fase Flower Power e "Come On, Come With Me" è brillante e rimbalzante, con tocchi alternativamente acustici e tintinnanti. Dirò che a volte sembra che ci sia un po 'troppo in corso, le sovraelaborazioni innestate dalla produzione non sempre sono in grado di essere l'obiettivo messo a fuoco in maniera naturale dalla band. La compilation del 1980 The Ultimate Action reintrodusse la band negli anni del revival Mod, ma questa nuova collezione è più meritevole di quel titolo. Il formato del libro è eccezionale, inclusa una lunga e informativa storia degli Action di David Wells con l'input della band e una dettagliata suddivisione delle sessioni di registrazione. Progettato con cura anche con molte fotografie d'epoca. Tutto ciò si aggiunge a una storia degli Action molto ben sviluppata e completa, che è più che mai un ascolto rinvigorente. Un cofanetto con stile reale, amore e attenzione ai dettagli, è esattamente quello che avrebbero voluto quelle lame ultra affilate che chiamavano gli Action.

Scasso  23/01/2019


Claire Mahoney - Welsh Mod - Gomer Press - Libro

Un libro autoprodotto stampato in maniera professionale ed in copertina rigida, ci introduce a quella che è stata o è la scena Mod nel Galles. Devo dire che i racconti personali di circa una 30ina di Mods sono spassosissimi e veramente ti portano a riflettere di come la scena fu florida negli anni 80 e primi 90 e di come ad oggi come tutti i movimenti sottoculturali britannici, anche quella gallese viva di persone tutte diciamo "grandicelle" e con una discreta difficoltà nel ricambio generazionale. Il libro parte naturalmente dal boom dato dal revival degli anni '80 fino ai giorni nostri, insomma 3 generazioni di ragazzi che si sono avvicendate ed hanno portato avanti la cultura Mod in quelle terre abbastanza periferiche per non dire dure. Con le loro gioie e delusioni e anche le loro esperienze di vita questi "ragazzi" cercano di trasmettere tutto il loro bagaglio culturale e di lasciare una traccia ben presente nella scena Mod europea. Il libro è scritto in maniera scorrevole, pieno di foto ed ha un'ottima grafica. Consigliato a chi vuole conoscere anche questa sfaccettatura del modernismo d'oltremanica. Per richiederlo scrivete o andate sul loro sito: www.welshmod.co.uk il costo è di 25 sterline.

Scasso  22/01/2019